Dopo molto tempo riesco finalmente a leggere il Golem di Gustav Meyrink, controverso autore del quale ho sentito e letto ogni parere. Qualcuno afferma che il suo talento nella scrittura sia incespicante, addirittura.

Leggendo tali opinioni, ammetto che nonostante l’incipit del libro non mi lasciasse perplesso, temevo inizialmente che il testo potesse risultare troppo astruso, facilone, o troppo autocompiaciuto nel proprio arzigogolamento. Ovviamente i dubbi vennero fugati molto presto, quando cioè Meyrink cominciò a lasciar scorrere il sentimento, vitalizzando le sue visioni praghesi con emozioni, sentimenti, amori e vendette; e quando il libro cominciò a parlare di risvegli, di tarocchi, di simboli e di occulte conoscenze.

Infine, letta l’ultima pagina, mi resi conto di aver avuto fra le mani un testo da leggere e rileggere, almeno per la seconda volta, per cogliere ciò che a un primo passaggio può risultare sfuggente, oppure per trovare nuovi spunti e nuove perle che nel frattempo la nostra coscienza si è fatta pronta ad accettare.

 

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