Questo post non ha molto a che vedere con ermetismi ed esoterismi, apparentemente.

Anni fa, quando di fronte ad alcune tematiche non ero soltanto digiuno, ma anche refrattario, credevo che la scienza attuale fosse la Risposta, nonostante ne riconoscessi i limiti dovuti principalmente – credevo, e tuttora lo credo – alla sua scarsa interdisciplinarietà. I compartimenti stagni nei quali è rinchiusa la ricerca scientifica fanno sì che molti più quesiti restino irrisolti, ma è il prezzo che si paga per una specializzazione sempre maggiore, nonché parte di un ciclo che sta arrivando all’apice (a mio parere).

Ma la mente. Malamente.
Non può arrivare ovunque.
Ad esempio si possono comprendere le proprie paure, ma questo non basta.
Si può risalire, razionalmente, fino alla loro origine, ma questo non le risolve.

Qualche anno fa mi cominciò a venire una paura strana, che mai avevo avuto prima: provavo un grosso fastidio a guardare il “mondo capovolto”. Temevo di cadere in cielo, che la gravità d’improvviso smettesse di ancorarmi al suolo.
Eppure sapevo che non avrebbe potuto accadere, e se anche fosse accaduto non avrei dovuto che rallegrarmi, perché uno dei sogni più ricorrenti era quello di volare. E in volo ero sempre felice, libero, realizzato, potente. Non perché esercitassi potere, sia chiaro, bensì perché potevo.

Non potevo più sdraiarmi su un prato a pancia in su a guardare il cielo, se non avevo vicino un riferimento terrestre, che fosse una persona, un albero, un masso.
Non potevo più addormentarmi sulla spiaggia, perché a ogni minimo soffio di vento mi svegliavo spaventato.
Ultimamente mi dava fastidio anche soltanto piegarmi su me stesso e guardare attraverso le mie gambe, vedendo il mondo al contrario.
Stupido, sì. Era stupido.
Lo sapevo, ma non potevo controllarlo e dovevo capirne l’origine, della quale avevo già un’idea, un’intuizione. Razionalmente sapevo tutto, ma serviva altro.
Serviva una crescita interiore, servivano delle esperienze che andassero a smuovere, ora lentamente ora in modo deflagrante, l’inconscio.

Il contatto con l’inconscio è importante, quando si parla di magia e di Volontà, perché se la Magia, come dicono, non è che un prolungamento della propria Volontà estesa nella Volontà Divina (o dell’Universo, a seconda di come la si voglia vedere), allora è necessario sapere in che modo parli la propria volontà. E’ necessario ascoltarla, in silenzio. Quindi è prima necessario creare il silenzio, ma tale condizione si trova solo conoscendo cosa sia il rumore. E’ necessario guardare con altri occhi, vedersi erompere quale vulcano, e poi placarsi liquefacendosi, sentire le vibrazioni del proprio corpo e visualizzare, vedere, aprire la vista e i sensi, e poi richiuderli e rinchiudersi per poi riaprirsi, in un ciclo che non ha fine.
E questo non lo insegna la psicoterapia ordinaria, quella che ti tiene sul lettino per anni solo per mungerti il portafogli.

Adesso lo so, ora che il mondo capovolto non mi spaventa più, perché la paura più grande era proprio quella di lasciarmi andare, di affidarmi a qualcosa o qualcuno.

Affidarmi al vento, al soffio.

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