I Tarocchi sono il più delle volte associati, nell’immaginario popolare, ai cartomanti che spillano quattrini ai disperati. Ciarlatane o meno, è difficile credere ai personaggi che si vendono in TV come maestri di vita.

Ma la domanda è: il Tarocco è nato per la divinazione? O come carta da gioco?
E se invece il suo scopo iniziale non fosse stato alcuno dei due sopraccitati?

In epoca “moderna” fu Antoine Court de Gébelin ad attribuire al Tarocco un’origine egizia, nel suo libro “Le Monde Primitif”.
La tesi sostenuta era che le carte da gioco fossero state realizzate dai sacerdoti dei templi egizi prima dell’invasione da parte della Persia. Sapendo che il vizio del gioco non sarebbe mai morto nell’uomo, i sacerdoti speravano di aver trovato un modo sicuro per diffondere e far sopravvivere il sapere occulto, in forma simbolica e oscura ai non-iniziati.

In tempi successivi, poi, vari occultisti fra cui Eliphas Levi, Papus, Wirth, hanno studiato i Tarocchi dandone la propria interpretazione.

I tre autori di cui sopra formano in questo campo una corrente di pensiero quasi compatta, che lega gli Arcani minori e maggiori al classico esoterismo europeo del XIX secolo, con notevoli richiami anche alla cristianità.

Tuttavia, pur leggendo tutti i libri scritti sull’argomento, sarà impossibile o comunque molto difficile trarre più di qualche lampo di verità da essi, a meno che non si possiedano già delle conoscenze di tipo iniziatico.

Inoltre, il simbolismo di cui sono intrisi può essere considerato “artefatto” o, almeno, molto complesso e sovraccarico. Diversamente da simbologie più elementari, o per meglio dire più essenziali quali quella ermetico/alchemica e quella runica.

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